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SKATALITES: Il giusto sottofondo (Recensione concerto) #Skatalites

01/08/2019

 

SKATALITES

31 Luglio 2019

Carroponte

Milano / Sesto San Giovanni

Voto: 5,0

 

Di Luca Trambusti

 

La storica ska band giamaicana l’avevamo già vista lo scorso ottobre per 4 date nei club. Ora tornano nel nostro paese per un altro minitour che passa anche da Milano per festeggiare i loro 55 anni di attività. In oltre mezzo secolo, tra stop & go, la formazione è stata rivoluzionata più volte e quindi quello che va in scena adesso è più che altro un “marchio di fabbrica”, un nome legato alla tradizione, alla storia di una musica che dall’isola caraibica si è poi spostata nella Londra multietnica fine anni ’70 portata dalla comunità jamaicana ed allo stesso tempo si è trasformata, “sporcandosi” di pop e diventando bianca, raggiungendo così il successo commerciale.

  

Gli Skatalites sono però più legati alla tradizione, a quei suoni e stile che hanno le radici nella terra di Marley e del reggae (con cui lo ska è direttamente imparentato). La band si muove su quel territorio di confine in cui ska e rocksteady si uniscono, si mischiano e si confondono. Tutto è in levare, dominato dai fiati e dalla propensione al ballo che questa musica porta con sé. Eppure, nell’occasione del concerto alle porte di Milano la band non è riuscita a “bucare”, coinvolgendo poco più del minimo il non tantissimo pubblico presente, che, in una gradevole serata milanese, più del ballare, ha preferito ascoltare, distrattamente, tra una risata, una birra, tante chiacchiere e qualche passo di danza…. ma niente più. Di fatto non si è visto uno “skatenato” dancefloor.

 

Non è riuscita a coinvolgere nemmeno la prima ospite, la mitica Doreen Shaffer, definita “Queen of ska”, ultimo membro “anziano” della band ancora in “pista”. Doreen arriva dopo una manciata di brani strumentali per eseguire alcune composizioni storiche della band ed una cover dei Wailers; qualche applauso ma il suo carisma non è arrivato sino in fondo, non ha “travolto” il pubblico, anche per la sua presenza scenica non certo trascinante (e la performance vocale non strepitosa). Certo, un’icona, un pezzo importante di storia dello ska si è materializzata sul palco del Carroponte, una testimonianza, un segno che tuttavia non ha graffiato.

 

A Doreen Shaffer ha fatto seguito un altro storico pezzo da 90 del genere: il cantante giamaicano Stranger Cole. E’ con lui sul palco che l’esibizione prende corpo e sostanza e porta un po’ più in alto il concerto. La sua presenza scenica, il suo modo di interpretare aggiunge una bella ventata di energia e di coinvolgimento che vengono recepiti anche dal pubblico. E’ il momento migliore dello show anche se tra il serio e lo scherzo (più ipotizzabile la seconda scelta, vista la frequenza con cui è successo) ogni attacco veniva sbagliato così da bloccarsi e ripetere l’inizio del brano.

 

Un’ora e mezza precisa ed il concerto è finito, niente bis. Una pratica sbrigata come da obbligo contrattuale. Tutto molto freddo e poco coinvolgente. Una musica da sottofondo, un mezzo bicchiere di una fresca bibita per accompagnare una serata estiva. Forse sulla spiaggia di Montego Bay sarebbe stato diverso e meglio, il Carroponte non è bastato.

 

 

 

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