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SKA P: un concerto di pogo e di lotta (Recensione Concerto) #SkaP

28/06/2019

 

SKA P

27 Giugno 2019

Carroponte

Sesto San Giovanni / Milano

 

Voto: 7

Di Luca Trambusti

 

Gli Ska-P tornano in Italia, paese che li ama moltissimo, per una serie di date suddivise in due apparizioni: la prima a giugno e la seconda ad Agosto. Il primo appuntamento con l’Italia è stato al Carroponte, suggestiva area estiva di concerti alle porte di Milano, sul confine con Sesto San Giovanni.

 

 

 

La serata è interamente dedicata a quel territorio artistico i cui protagonisti sono punk e ska. Tre sono gli appuntamenti previsti per l’occasione. Il primo con i nostrani Vallanzaska che percorrono, ormai da tempo, le strade di un tipico ska. A loro seguono gli americani Zebrahead che invece uniscono il punk con il rap e qualche spruzzata di ska. Potenti, coinvolgenti hanno perfettamente scaldato il pubblico a dispetto anche della torrida temperatura di Milano (dove in giornata si era arrivati a 40 gradi). Ma il piatto forte era quello servito dai madrileni Ska-P che attivi dal 1994 hanno più volte messo in attesa la loro attività per poi sempre tornare. L’ultimo stop risale al 2014 per poi ripresentarsi lo scorso anno con un nuovo disco (“Game Over”) e la definitiva perdita di Pipi (performer e vocalist).

 

C’era dunque attesa per questo ritorno, con una formazione priva di un elemento importante dal punto di vista scenico e per la performance. Il ruolo che fu di Pipi è stato affidato a Eloi Yebra.

 

A dimostrazione dell’affetto verso la band il Carroponte era affollato di un pubblico appassionato, che conosceva le canzoni e le cantava insieme alla band, celebrando anche quel rapporto consensuale politico/culturale, cifra caratteristica della band. Oltre a far ballare e pogare infatti gli Ska P sono una band militante, di lotta che nelle loro canzoni esplicitano parecchie tesi politiche. Sono infatti contrari alla globalizzazione, sono pacifisti, per la liberalizzazione della canapa, favorevoli all’autodeterminazione dei popoli, ambientalisti, animalisti, anti razzisti, anti capitalisti e politicamente portatori di tutti quei temi legati al mondo della sinistra (quella che qualcuno definisce radicale).

 

Ecco allora che un loro concerto oltre all’aspetto musicale assume una valenza politica, con temi che evidentemente appassionano da tempo il loro pubblico che ne condivide scelte ed idee. Nell’occasione dell’esibizione milanese gli spagnoli hanno offerto il proprio palco a rappresentanti di situazioni politiche e sociali particolari: prima i No Tav e poi il popolo Mapuche dell’America del sud che conduce una lotta per l’indipendenza, la salvaguardia dell’ambiente e la sopravvivenza del popolo stesso.

 

Dunque, nelle loro canzoni gli Ska P declinano tutto il loro “campionario” politico e lo fanno con questa commistione tra l’allegria, la velocità e la “ballabilità” dello ska (che ricordiamo essere musica giamaicana di derivazione “popolare” e “proletaria”, che conobbe il successo grazie alla sua versione inglese, suonata da immigrati giamaicani e poi diventata “bianca”) e la potenza, la rabbia e l’immediatezza del punk. In sostanza, e lo dimostrano dal vivo, il ritmo in levare diventa duro, aggressivo e ben si adatta alla sostanza dei temi che gli Ska-P esprimono nelle loro canzoni.

 

Sul palco la band spagnola, da sempre guidata da Pulpul, si presenta con la classica formazione, capace di creare il loro tipico suono: accanto a chitarra, basso batteria e tastiere si trova una sezione fiati che contribuisce  a “colorare” brillantemente la musica degli Ska-P; a questo si aggiungono le performance teatrali di Eloi Yebra che diventa ora Re, ora torero, ora Zio Sam, oppure gioca con il mappamondo “riprendendo” il Chaplin de “Il Grande Dittatore”. Alle spalle della band scorrono immagini e visual anch’esse in tema con gli argomenti trattati nelle varie canzoni. A volte sono visual, a volte invece immagini crude e dirette.

 

Spettacolo nello spettacolo il pubblico che, incurante del caldo e dell’umidità, si agita balla in maniera diffusa. Il pogo è “feroce” sotto il palco ma non manca nemmeno nelle “retrovie” e nella ali della platea. Gli Ska P sono coinvolgenti. Alla fine si esce sudati, perché è impossibile restare fermi, ma anche con la testa piena di concetti ed idee che veicolati attraverso la musica, e soprattutto questa musica, hanno una capacità di penetrazione differente. Un concerto che diventa occasione per pensare e per condividere concetti e valori.

 

 

 

 

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