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LIGABUE: sono un cantautore con il suono e le dinamiche di una band (Intervista). #LucianoLigabue #StartToue2019

09/06/2019

 

LUCIANO LIGABUE

START TOUR 2019

Il Liga racconta il suo tour

 

di Luca Trambusti

 

LEGGI QUI RECENSIONE DEL CONCERTO

 

Tutto è pronto per la partenza dello “Start tour 2019” che porterà Luciano Ligabue negli stadi. 9 concerti in altrettante città in cui il musicista emiliano presenterà il suo nuovo album “Start” ma soprattutto suonerà (anche riarrangiati, con la produzione di Federico Nardelli, lo stesso del disco) i brani del suo repertorio.

 

Ligabue ci ha raccontato questo tour subito dopo la prova generale di Reggio Emilia, proprio su quel gigantesco palco che lo accompagnerà per gli stadi d’Italia (lunghezza 58 metri, altezza max 22, profondità 20 metri, come dicono le note di produzione).

 

Ecco le sue parole

 

LL è il simbolo che campeggia sul palco ed è inciso su una chitarra. LL sono le iniziali del tuo nome e cognome. C’è in questo tour una voglia di mettersi ancor più al centro?

Quella delle LL è una trovata scenografica, un elemento grafico che mi pare funzioni e ormai usiamo da un po’ di tempo. Oltretutto sono due 7 al contrario ed il 7 è un numero su cui casco sempre, a cui sono molto legato.

Per quanto riguarda il mettersi al centro è una cosa che mi appartiene. Io, nelle mie canzoni, mi sono sempre raccontato più di quanto si pensi. Mi è sempre stato detto di essere riservato ma non lo sono mai stato nella parte artistica, perché ho sempre parlato di me, anche di cose intime. Se in passato ho raccontato attraverso altri personaggi, con “Start” c’è una maggiore coincidenza e quindi una sensazione più forte di essere al centro.

 

Com’è costruita la scaletta di questo tour?

La scaletta è sempre un po’ un problema. Negli stadi credo venga gente occasionale, persone che lo fanno per la prima e magari unica volta. Quindi ritengo di dover far sentire materiale nuovo e necessariamente in quell’anno, ma poi ci sono soprattutto le canzoni famose.

L’escamotage dei due medley (acustico ed elettrico) mi permette di far ascoltare di più, dare degli assaggi, che fanno diventare un po’ diverso lo spettacolo. Alla fine contandoli tutti, sono più di 30 pezzi.

Comunque mi dicono che ho scritto più di 180 pezzi, per cui alla fine ci sarà sempre qualcuno scontento perché si aspettava questo brano piuttosto che un altro.

Di massima la scaletta del tour è fissa, c’è solo un brano che sarà interscambiabile ma ancora dobbiamo definire cosa fare esattamente. Quello che varierà invece sarà il medley acustico perché quello è più semplice, non richiede nessun ausilio video o altro; decido io in autonomia.

 

A proposito di immagini. Tra quelle che ti accompagnano ce ne sono alcune molto forti: in particolare un parto e tematiche sul cambiamento climatico.

Sì, sono tutte legate alle canzoni, ai temi che trattano. Quella del parto è sul miracolo della vita, mentre “Non è Tempo per noi” è sull’ambiente. Abbiamo ancora tempo per fare qualcosa, ma poco. E’ una tematica che sento, che mi interessa ed anche in passato ho fatto qualcosa in questo senso.

 

Il medley “acustico”, voce e chitarra, arriva molto presto in scaletta ed interrompe una sequenza rock, quando il concerto sembra decollare. E’ una scelta voluta?

Sì certo. La prima parte dello show è una presentazione in crescita. Arrivano poi tre botte rock e dopo queste legnate sui denti si cambia clima per passare a voce e chitarra.

 

Nel concerto c’è una parte con la band sulla passerella, in cui riproponi il rock con le atmosfere da club, con quella vicinanza con il pubblico tipica dei piccoli locali. Quanto ti manca questo tipo di esperienza?

In realtà appena posso lo faccio, qualche mese fa ho fatto un concerto (in realtà uno showcase “segreto” per i fan ndr) all’Italghisa, in cui c’erano 700 persone. In passato ho fatto i tour nei club. Diciamo che non mi faccio mancare nulla (Ride)

 

I musicisti che ti accompagnano sono amici di vecchia data e nuovi collaboratori. Come hai costruito il gruppo?

Con i chitarristi Max Cottafavi festeggiamo 30 anni di collaborazione, con Federico Poggipollini sono le nozze d’argento (25 anni), Luciano Luisi (tastiere) è una scoperta che mi accompagna da qualche anno, mentre la base ritmica (basso Davide Pezzin e batteria Ivano Zanotti) sono potentissimi, in particolare Ivano che non voglio assolutamente controllare. Diciamo che ho sempre voluto essere un cantautore con il suono di una band, ho bisogno delle dinamiche del gruppo, della complicità con i membri. Comunque, non sono geloso se fanno altro, anzi ne sono contento: Capitan Fede ad esempio ha appena collaborato con Achille Lauro va benissimo così. Oltretutto ne parla molto bene, anche dal punto di vista umano.

 

Tra palco e realtà. Come gestisci oggi questo tuo “bipolarismo”?

Sto bene e riesco a gestire al meglio le differenze tra luci spente ed accese. Ora è più semplice, gli anni che sono passati aiutano. Resta comunque la dipendenza da palco. Ho una vita, mi diverto anche con gli amici e nella vita….. ma niente è come il palco. Ora faccio nove concerti, poi buona lì. Devo gestire questa cosa. Maioli (il manager amico da sempre al suo fianco ndr), deve avere pazienza e sopportarmi altrimenti deve fare come quando ho fatto un tour di 52 concerti. Comunque lui (Maioli, di buona stazza fisica ndr) dice che le dimensioni contano ed in questo gli do ragione… (Ride). Ora da qui a quando inizierà il tour saranno giorni di grande attesa. Questa era l’ultima prova, la prossima volta sul palco sarà il debutto a Bari. So che da domani inizierò a contare i giorni ed a sperare che arrivi quel momento.

 

Qualche giorno fa è arrivata la notizia di un musical che ti riguarda dal titolo “Balliamo sul mondo”, fatto con le tue canzoni; sarà in scena da fine settembre a fine ottobre a Milano. Quale è il tuo coinvolgimento su questo progetto?

L’idea è nata da una casa di produzione. Il soggetto è stato scritto da Chiara Noschese, che mi ha chiesto l’autorizzazione per l’uso delle canzoni ed in generale. Ho visto progetto e sceneggiatura e mi sono piaciuti parecchio; così ho deciso di dare un contributo alla scrittura del copione, in particolare ho realizzato alcuni dialoghi.

 

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