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GIUDA: La fulminante essenza del rock muscolare (Recensione concerto) #Giuda #E.V.A.Tour

13/04/2019

 

 

GIUDA

E.V.A. Tour

12 Aprile 2019

Serraglio

Milano

Voto: 7,5

 

Di Luca Trambusti

 

VEDI QUI PHOTOGALLERY DEL CONCERTO

 

E’ dal 2007 che i Giuda, band romana, calca i palchi d’Italia e d’Europa. Lo fanno con la loro cifra stilistica, quella di un rock potente grintoso, di chiara derivazione anni ‘60/’70. «I Giuda sono una band moderna, ma con le radici salde negli anni ‘60/’70, due decadi musicalmente rivoluzionarie!» ha affermato Lorenzo, il chitarrista della band. Un moderno hard rock figlio del periodo d’oro a cavallo tra i due decenni e che proprio dal palco trova la sua consacrazione.

 

Con il nuovo album dal titolo E.V.A., acronimo di Extravehicular Activity, il quintetto romano si è ripresentato sui palchi dei club italiani per presentare il disco e ripercorrere la loro carriera (questo è il quarto lavoro)

 

Così, Tenda (pseudonimo di Ntendarere Djodji Damas) - voce, Lorenzo Moretti - chitarra, voce, Michele Malagnini - chitarra, Danilo Valerii - basso e Alessio Cataldo – batteria arrivano a Milano (dove già altre volte si sono esibiti – Leggi qui recensione altro concerto) di fronte ad un pubblico non numerosissimo ma appassionato e coinvolto (soprattutto sotto palco).

 

In un’ora abbondante i Giuda colpiscono duro, con un rock potente, chitarristico, un po’ “ignorante” ma molto coinvolgente e convincente, un suono da ko. L’elemento che più spicca è ovviamente il frontman, Tenda, dotato di una gran voce e di una forte presenza scenica, mai eccessiva ma sempre trainante.

 

La lunghezza della scaletta proposta è inversamente proporzionale alla durata dei pezzi che sono secchi, incisivi, immediati, delle sassate chitarristiche che colpiscono il pubblico con grande energia. Tutto è in questo senso di derivazione punk, molta sostanza e pochi fronzoli. Arrangiamenti essenziali, puliti, senza divagazioni intorno al suono della chitarra che è, e resta l’elemento dominante della scena sonora. Lorenzo e Michele (un po’ in disparte anche scenograficamente) si alternano alla conduzione musicale, con loro una potente ma anche questa essenziale base ritmica. L’unica fonte “scenografica” della band è appunto il cantante che con le espressioni facciali, le sue movenze (in una perfetta iconografia hard rock) sono ciò che attrae lo sguardo e cattura l’attenzione oltre la musica. In scaletta anche qualche brano strumentale.

 

I Giuda incarnano molto bene l’anima del rock. Sono essenziali ma non basici, sono diretti ma mai banali, sono potenti e “grezzi” il giusto. Un rock muscolare, sudato, sanguigno, rigorosamente in inglese. Dal palco ripropongono, anche in chiave “scenografica e spettacolare” tutto questo, anche in questo contesto rendono tutto essenziale, stringato e concreto.

 

 

 

Perfettamente godibili, intergenerazionali, fruibili sia dai giovani che dalle generazioni passate da cui discendono e di cui hanno imparato ed elaborato la lezione.

 

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