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BOWLAND: Atmosfera, ritmo, luci e immagini. La band oltre XFactor (Recensione concerto) #Bowland

05/04/2019

 

BOWLAND

04 aprile 2019

Alcatraz

Milano

 

Voto: 7

 

Di Luca Trambusti

 

Con la loro presenza a XFactor hanno colpito il pubblico, hanno incantato con le atmosfere e gli arrangiamenti accattivanti che sanno costruire; erano l’antitesi del pop commerciale e “leggero” che solitamente ci arriva dai talent. Loro erano più “patinati”, più stilosi ma anche più lontani dalla proposta musicale che ci si attende da quello spazio televisivo. I Bowland (origini persiane ma anni di studio a Firenze) si sono contesi il favore del pubblico tv con Anastasio che alla fine ha vinto.

 

Ora fuori dalla confort zone di uno studio televisivo c’è un altro pubblico da conquistare, partendo proprio da quel “tesoretto” di visibilità che XFactor ha dato loro (come ad Anastasio), in una edizione che ha prodotto appunto due “vincenti” che al momento si sfidano anche a colpi di sold out nei loro rispettivi tour. Da metà marzo i Bowland sono in giro e stanno riscuotendo un buon successo, con dei pienoni in diversi club ed addirittura un raddoppio di data nella “loro” Firenze.

 

Un disco “sconosciuto” all’attivo, poi arriva XFactor ed un successivo EP con le cover presentate durante il talent (scelti da Asia Argento e poi “passati” a Lodo) ed il relativo inedito. Questo è il loro songbook con cui poter presentarsi al pubblico. Un’ora e mezzo di concerto in cui esplorare e proporre il loro mondo sonoro.

 

Occorre subito dire che dalla fine di XFactor i tre hanno fatto un gran lavoro sui brani, che si sono ben adattati alla versione live/club, diventando ancora più “cattivi”, pesanti e personali. “Abbiamo lavorato duro per riarrangiare i pezzi, per renderli più interessanti per il live - dice Saeed Aman che aggiunge - Con XFactor siamo cresciuti ed ora abbiamo idee più chiare, il gusto personale è diventato più preciso. Abbiamo raggiunto una maturità artistica e tecnica che altrimenti richiederebbe anni. Quando siamo usciti tante cose non ci suonavano più bene, non tutto ci pareva perfetto. Il live ora ci mette ben a fuoco”. Il lavoro fatto dal trio è su due fronti: quello sonoro e quello visivo, cioè gli elementi portanti di ciò che i Bowland propongono nel loro live.

 

L’inizio del concerto è un po’ spiazzante perché i brani scelti sono quelli più “d’atmosfera”, lenti, eterei, sognanti, quasi sussurrati, sono quelli meno noti, quindi l’impatto è straniante, una tale atmosfera sembra più adatta ad un club più piccolo, ad un universo musicale lontano dal grande pubblico. In effetti ci mettono un po’ ad entrare nel vivo del loro concerto (e qualche fischio arriva). Superata però questa fase si entra in una situazione completamente diversa, che non abbandona la loro ricerca sonora verso un mondo interiore e mentale particolare, come dichiara sempre Saeed: “Cerchiamo di portare via le persone, trasportarle in un altro mondo, che è il nostro, quello che esiste nelle nostre teste e anime e che esce fuori quando tutti e tre ci mettiamo a suonare. E’ una cosa spontanea difficile da analizzare per noi che la viviamo da dentro.”

 

E’ un mondo fatto di elettronica dai bassi profondi, cassa dritta, tutto vicino alla techno (meno estrema) su cui si distende la voce ipnotica e sensuale della cantante Lei Low. Si può ballare su dei ritmi ripetitivi ed a volte tribali, si può semplicemente fruire del flusso sonoro o “entrare” nei visual che scorrono alle spalle della band. In tal senso il “legame” tra musica ed immagini è fortissimo, tanto che in alcuni momenti la prima sembra una “semplice” colonna sonora delle seconde, spostando così un po’ il focus verso i colorati visual alle spalle della band.

 

Per i novanta minuti del concerto si è come sospesi, fluttuanti in un mondo sonoro stiloso ma allo stesso tempo altamente accattivante, catturati dalla ricerca sui suoni che hanno il sopravvento sulla canzone stessa. Le loro cover infatti sono “stravolgenti”, molto lontane dagli originali (ma così deve essere una cover, che deve portare qualcosa di personale nella rilettura), tutto è molto lontano dal pop. Si sogna, si balla, si viaggia (e purtroppo in platea si chiacchiera troppo) su un intreccio tra ritmi e melodie tutto all’insegna dell’elettronica. Sono pochi gli strumenti “suonati” tra cui un marranzano, lo scacciapensieri, ovviamente filtrato, così come la voce o una lastra di metallo piegata davanti ad un microfono. Qualche piccolo Inconveniente tecnico ha colpito la data di Milano.

 

I Bowland (che nei bis si spingono anche verso l’etnico con un brano in lingua persiana oltre che di ispirazione cultural/sonora) hanno saputo ben interpretare il passaggio dalla Tv al “mondo reale”, quello del live. Hanno saputo inserirsi in una fascia artistica e progettuale dove c’è pubblico, dove possono avere delle buone opportunità. Certo, molto dipenderà da ciò che faranno ma ancor più importante sarà l’insondabile giudizio futuro del pubblico. Ora godono del “traino” televisivo quindi in qualche modo sono facilitati, ma come sarà in futuro? Nel mondo dei talent, in cui vige “l’usa e getta”, mantenere il successo è cosa difficile e rara. Dalla loro il fatto di muoversi in un territorio musicale dove la concorrenza (almeno sinora) è limitata, dove, venendo dal mondo dei talent, è difficile trovare dei simili. E’ altresì vero che dietro di loro, per ora, non c’è tutta quella macchina mediatica e manageriale che invece caratterizza altri “ex talent”.

 

Per ora bravi per ciò che sono, per la loro coerenza e per il loro percorso.

 

 

 

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