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FIL BO RIVA: Un brillante pop di classe un po’ ruffiano (Recensione Concerto) #FilBoRiva #BeautifulSadnessTour2019

04/04/2019

 

FIL BO RIVA

BEAUTIFUL SADNESS TOUR 2019

Circolo Magnolia

03 Aprile 2019

Milano Segrate

 

Voto: 6,5

 

Di Luca Trambusti

 

Torna nuovamente nella sua Itala Filippo Buonamici AKA Fil Bo Riva, il 26enne romano trasferitosi a Dublino e poi Berlino. Sceglie, con 4 appuntamenti, la “sua” Italia per aprire il tour europeo di presentazione del nuovo e primo disco, sulla lunga durata (come si diceva una volta) dal titolo “Beautiful Sadness”.

 

Sul palco salgono Filippo, voce, chitarre e tastiere, accompagnato dal suo sodale, il chitarrista Felix A. Remm, altra metà del progetto, un tastierista e una base ritmica tradizionale, basso e batteria. Attesissimo, Fil Bo Riva raccoglie al Magnolia di Milano un piccolo (ma non piccolissimo) drappello di fan che colpisce per la “fedeltà” e la conoscenza dell’artista. Tutti cantano le canzoni e gli appalusi scrosciano sin dalle primissime note del brano, riconosciuto anche nell’arrangiamento live. E’ un piccolo culto ed un intenso rapporto artista pubblico quello che lo accompagna. Certo aiuta in questo anche l’aspetto ed il “personaggio” affascinante che Filippo si porta appresso.

 

Il concerto si rivela subito per quello che sarà, proponendo del pop fresco, con qualche implicazione folk, molto suonato e soprattutto ad impatto fortemente melodico. La ricerca della melodia è la chiave di lettura di tutta la musica di Fil Bo Riva e, soprattutto dal vivo, si concretizza in continui “ohhh”, “ahhhh”, “uhhh”, “la la la” o con la ripetizione di una sola parola (“go go go”). E’ questa formula che avvicina pubblico, anzi lo cerca, gli offre sul piatto l’opportunità di essere per un momento parte stessa della canzone. Tutto così diventa molto facilmente fruibile, immediato e (soprattutto nei primi momenti) fresco (poi la formula stanca un po’). E’ un vero approccio pop, a volte scanzonato e fin leggero o palesemente voluto. Il momento melodico più alto è quello del nuovo singolo “L’impossibile” in cui mischia inglese ed italiano usando quest’ultimo sul ritornello, soluzione ideale sia per il mercato nazionale che internazionale. Queste linee melodiche si sviluppano su una base musicale tutta costruita sulle chitarre dal suono scintillante e brillante, spesso arpeggiate ed appoggiata su una tradizionale base ritmica mentre le tastiere impreziosiscono ed in qualche raro caso diventano protagoniste.

 

 

Lo sviluppo delle canzoni però non è mai lineare e piatto, c’è molta dinamica, parecchi stop, variazioni ritmiche, anche brevi, e riprese che rendono piacevole l’ascolto. Qual e là spunta qualche remoto accento beatlesiano ed il meglio del concerto arriva proprio quando è la musica a prendere il sopravvento, diventa protagonista, come in “Head Sonata (Love Control)” che si stacca nettamente, anche per la sua lunga parte strumentale, dal contesto generale del concerto (così come la si nota su disco). Qualche assolo arricchisce la musica e poi arriva il momento un po’ “pomicione” su un brano strumentale accompagnato solo da un vocalizzo di Filippo.

 

 

Alla fine l’ora e mezza di esibizione risulta piacevole, anche se alla lunga la formula si dimostra un po’ ripetitiva. Il concerto nella sua essenza generale (quindi non nella singola canzone) ha un andamento lineare, senza particolari sorprese nel suo svolgimento. Sicuramente la coniugazione e l’approccio pop della sua musica sono molto eleganti, a tratti freschi e curiosi, forse non tutto è “naturalissimo” e manca ancora quella scossa che lo renderebbe più interessante.

 

 

 

 

 

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