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U2: Non c’è più l’innocenza degli esordi ma l’esperienza di una band storica (Recensione Concerto) #U2 #ExperienceInnocenceTour

13/10/2018

 

U2

eXPERIENCE + iNNOCENCE TOUR

12/10/2018

Mediolanum Forum

Milano

 

Testo e foto di Giorgio Zito

 

Voto: 8,0

 

GUARDA PHOTOGALLERY DI MASSIMO TARTARA 

 

Gli U2? Ancora? Ma quante volte li avrai già visti? E poi, dai, non sono più quelli di una volta! Certo, non sono più gli U2 degli inizi, quei quattro ragazzi innocenti di  Dublino che suonavano su un palco completamente spoglio, illuminato solo da luci bianche. Ora hanno alle spalle una produzione milionaria, con sfoggio di tecnologia, e schermi giganti che si alzano e abbassano. La musica però riesce ancora ad aver la prevalenza, sia nei momenti più rock di inizio concerto (con “I Will Follow” sembra di essere tornati al Palatenda Lampugnano nel 1985), sia nella parte acustica sul palco B, quando eseguono prima “You’re The Best Thing About Me” in quattro, e poi quando Bono e The Edge restano soli per “Summer of Love”.

 

Non c’è più l’innocenza degli esordi, ma c’è l’esperienza di una band che ha scritto alcune delle pagine più belle della storia del rock degli ultimi trent’anni. E Innocenza ed Esperienza sono in fondo i due concetti alla base dei due tour che si completano uno con l’altro, quello del 2015 iNNOCENCE + eXPERIENCE, e quello di oggi eXPERIENCE + iNNOCENCE.

 

Alle 20.20 si abbassano le luci, e dallo schermo gigante che taglia in due il parterre del Forum per tutta la sua lunghezza appare Charlie Chaplin nei panni del Grande Dittatore. Quale scelta migliore per parlare di oggi, di noi, del nostro presente e dei rischi per il nostro futuro? Perché anche di questo si tratta stasera, non solo di musica.     

 

Dal punto di vista dello spettacolo, sono poche le sorprese per il pubblico che aveva assistito al tour di tre anni fa; sorprende ancora invece come molti dei brani più vecchi non abbiano perso un grammo della loro carica: la già citata “I Will Follow”, “Pride (In The Name Of Love)” e “New Year’s Day” sono ancora graffianti come allora. E anche i brani scelti dai dischi dei primi anni ’90 convincono appieno, dalla “Stay” di Zooropa ai quattro brani estratti da Achtung Baby: l’elettrica “Zoo Station”, la potente “Even Better Than The Real Thing”, la melodia avvolgente di “Who’s Gonna Ride Your Wild Horses” e la splendida versione di “One”, con il Forum illuminato solo dalle luci dei telefonini. Brani del passato e brani dei dischi più recenti si susseguono, in una scaletta che ripercorre la carriera della band dagli inizi ad oggi, e anche questo è lo scopo di questo doppio tour: raccontare la loro storia della band.

 

Una storia in cui anche il nostro paese ha avuto una certa importanza. Come racconta Bono durante la serata, sono tornati “per finire quel che abbiamo cominciato tre anni fa”, la storia di quattro ragazzi irlandesi che hanno scoperto chi erano qui in Italia da ragazzi, a contatto con le grandi melodie dell’opera, ed ora “siamo tornati da uomini per ritrovare la nostra innocenza

 

Come sempre, c’è molto spazio anche per parlare di temi importanti. A questo serve il ritorno del personaggio MacPhisto, il diavolo che ama le dittature ed elogia il suo amico Mussolini, che stasera Bono usa per prendersi gioco di Trump, del nostro Salvini, e delle politiche sull’immigrazione. Lasciamo perdere le inutili polemiche sui proclami dei cantanti, che sarebbero bravi a parole ma scarsi con i fatti: risolvere i problemi del mondo non è compito dell’arte, ma della politica. Compito dell’artista invece, se ha una coscienza e vuole usare il suo ruolo per rendersi utile, è evidenziare i problemi, puntare un faro, soprattutto quando la società fa fatica a riconoscerli. Questo fece, ad esempio, Picasso con Guernica: non pensava di risolvere il problema della guerra, ma voleva indicare a tutti il dramma che molti non vedevano o fingevano di non vedere. Oggi gli U2 vogliono evidenziare i rischi della deriva populista che sta avvolgendo l’Europa e tutto l’occidente. In questo i quattro irlandesi, e Bono in particolare, non si sono mai tirati indietro, e ancora una volta ci mettono la faccia, a rischio di perdere qualche spettatore. Far comparire una gigantesca bandiera dell’Europa alle spalle del palco durante “New Year’s Day”, quando sembra che per molti l’Europa sia la causa di tutti i mali del mondo, è senza dubbio un atto di coraggio, una presa di posizione importante che vale più di mille parole. E la frase finale del monologo di Bono “MacPhisto” è un monito rivolto a tutti noi, un campanello d’allarme per risvegliare le nostre coscienze: “Ricorda: è quando credi che io non esista che svolgo il mio lavoro migliore”.

 

Il concerto si chiude con un piccolo colpo di scena: Bono percorre tutta la passerella che unisce i due palchi, scende dal palco B in mezzo al pubblico, attraversa il parterre, e si avvia all’uscita, cantando “13 (There Is A Light)”, il brano che chiude Songs of Experience, questo doppio tour, e probabilmente anche un ciclo.

 

Con questo tour gli U2 hanno certamente raggiunto la maturità artistica, cercando di mantenere intatta l’innocenza degli esordi. Il problema che ora si troveranno ad affrontare è come continuare a crescere rinnovandosi e senza ripetersi.

 

Setlist:

 

I set

 

The Blackout

Lights of Home

I Will Follow

All Because of You

Beautiful Day

Zoo Station

Stay

Who’s Gonna Ride Your Wild Horses

 

Pausa con Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me (registrato)

 

II set:

 

Elevation 

Vertigo / Rebel Rebel (snippet)

Even Better Than The Real Thing / Hall of Mirrors

(parlato di MacPhisto) / Acrobat

You’re The Best Thing About Me

Summer of Love

Pride (In The Name Of Love)

Get Out Of Your Own Way

New Year’s Day

Ode To The Joy / City Of Blinding Lights

 

Encore (preceduto da Women Of The World Take Over di Jim O’Rourke):

 

Landlady

One

Love Is Bigger Than Anything In Its Way

13 (There Is A Light)

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