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MUSE: DRONES WORLD TOUR: Al cinema il loro concerto stordisce (Recensione Film) #Muse #DronesTour

06/07/2018

 

MUSE

DRONES WORLD TOUR - Film

Nelle sale

12 e 13 luglio 2018

 

Voto: 5

di Luca Trambusti

 

Quello che accompagnò l’uscita nel 2015 del disco “Drones”, firmato dai Muse, fu un fortunato ed acclamato tour mondiale di grande successo. Un concerto ad alto impatto tecnologico che vide la band inglese girare il mondo dal 17 Novembre 2015 al 21 giugno 2016 con 6 date in maggio a Milano (al Mediolanum Forum).

 

Le cronache ci raccontano di un concerto esaltante e “martellante” dal punto di vista musicale, con una musica di grande potenza, al limite del metal, che si scontra con le melodie vocali del cantante e il suo uso vocale sulle tonalità alte. Sul concept del tour aleggiava di fondo l’interrogativo sul rapporto con la tecnologia esplicitato nel pensiero del chitarrista e cantante della band Matt Bellamy il quale ha dichiarato: "La simbiosi tra umanità e tecnologia è una cosa a cui sono sempre stato interessato. I droni sembrano essere una metafora moderna estremamente forte... Ma vogliamo lasciare che sia il pubblico stesso a chiedersi quale sia il ruolo della tecnologia nelle nostre vite e se sia una cosa buona o cattiva ".

 

 

 Ora,a distanza di oltre due anni dalla chiusura del tour (nella versione invernale a cui seguì la stagione dei festival) arriva, in contemporanea in tutto il mondo, un film che cerca di sintetizzare quel concerto e quello spettacolo.

 

“Muse: Drones World Tour” (con la regia di Tom Kirk e Jan Willem Schram ) sarà nelle sale cinematografiche il 12 e 13 luglio. Quello che si vedrà sul grande schermo è un difficile e complicato e rumoroso film ad alto tasso tecnologico (sia grafico che audio) con parecchia post produzione ed elaborazione elettronica delle immagini (effetto “Graphic Novel” con “pixilation digitale”, sequenze di luci lampeggianti che potrebbero influenzare chi è soggetto ad epilessia fotosensibile ed un mix audio in 4.0),


Occorre chiedersi cosa debba essere un film live: se una pura riproposizione di quanto andato in scena, con ovviamente una maggior attenzione ai dettagli ed alla “vicinanza” all’artista oppure una rielaborazione delle scene live. “Muse: Drones World Tour” esce da questi due canoni proponendo un film che non va oltre l’esercizio di stile tecnologico.


I 90 minuti della pellicola (che riassumono un concerto con estratti di diverse esibizioni) sono assai difficili da seguire a causa di un montaggio spiazzante e frastornante a causa di un’incredibile velocità e frammentazione delle immagini. La stessa scena (sia un dettaglio che un campo lungo) dura pochissimi secondi (nell’ordine di 3/5) e poi cambia, spesso due immagini sono mixate una nell’altra e le riprese sono da qualunque angolazione e le camere posizionate in ogni dove. Il risultato però è un tale spezzettamento visivo che si fa fatica a seguire e che porta inevitabilmente anche ad un diverso approccio all’ascolto che, tale e tanta è la fatica per seguire le immagini, la musica passa in secondo piano e diventa, nella sua potenza e pressione sonora, un elemento martellante, ancor più stordente rispetto all’originale.


Inoltre tale scelta di regia e l’uso successivo della tecnologia cinematografica toglie spazio al quella del palco. Così il drone che vola sul pubblico (ricorda il maiale di pinfloydiana memoria) diventa uno dei dettagli del film e non un elemento spettacolare di scena.


Alla fine si è avuta l’impressione di vedere un lunghissimo trailer, uno di quei promo dove per mostrare la bellezza di un film si ficca dentro di tutto e di più, ad una velocità supersonica. “Muse: Drones World Tour” è una prova di muscolare tecnologia ma fine a se stessa e dopo il film non si ha la sensazione di aver ricevuto qualcosa in più. Chi ha visto il concerto non ci ritrova le stesse emozioni e sensazioni (per quanto filtrate da uno schermo), chi il concerto non l’ha visto non ha che una vaga idea di ciò che è stato. E’ un pugno diretto che mette ko e non ti fa certo gustare tutto ciò che succede.


Un’occasione perduta. Per super, super fan (forse).

 

 

 

 

 

 

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