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LO STATO SOCIALE: Leggerezza, cazzeggio ed impegno. Un mix che piace al pubblico. (RecensioneConcerto) #LoStatoSociale

09/06/2018

 

 

LO STATO SOCIALE

Una Vita in Vacanza Tour

08 Giugno 2018

Carroponte

Milano

Voto: 7

 

di Luca Trambusti

Foto Helga Bernardini

 

LEGGI QUI L'INTERVISTA 

 

Ha preso le mosse da Milano per quelle che inizialmente dovevano essere poche date, il tour post trionfo di Sanremo arricchitosi nel tempo di altre appuntamenti estivi per la band bolognese che sicuramente sta vivendo l'oda lunga del successo festivaliero. Dopo “la vittoria non vittoria” (come spesso capita) della riviera ligure avevano deciso di “lasciare spazio alla canzone” sparendo un po' dalle scene (salvo pochi appuntamenti ed un tour "semplice" in Spagna) per dedicarsi alle loro altre molteplici attività anche extra musicali. Alla fine però, il richiamo del palco è sempre forte ed è impossibile starne lontani, sopratutto per loro che hanno un rapporto stretto con la dimensione live.

 

Così aprono le danze (non solo metaforicamente) da un posto, il Carroponte a Sesto San Giovanni ex città industriale e di lotte operaie – a pochi metri dal confine di Milano – che li ha visti crescere, partendo, anni fa, dal palco piccolo per approdare a quello grande con una gran folla ad acclamarli.

 

Il successo di un concerto de Lo Stato Sociale esula il fattore ed il valore meramente musicale. La chiave di lettura è l'empatia con i pubblico, il coinvolgimento: la band diventa voce del pubblico (e viceversa). I bolognesi “parlano”, ascoltati da coloro che sono sotto il palco i quali a loro volta mandano a memoria tutte le loro parole, i loro significati, in una grande comunanza e condivisione anche ideologica.

 

La perfomance è un gran mix di tante cose, si va dal “ballo del qua qua”, la baby dance da villaggio turistico, il pop elettronico, Cochi e Renato e gli Skinatos per arrivare a parlare di politica, lavoro, diritti, ambiente, stili di vita e ricordare anche Federico Aldovrandi e dare spazio (da parte del pubblico) ad un coro di “Bella Ciao” (tutti temi assolutamente condivisibili). Anche questo contribuisce a rendere indecifrabile la band. O meglio indecifrabile cercando di valutare il tutto con gli “standard” e gli strumenti di un concerto. Le chiavi, il collante, le parole d'ordine per interpretare il tutto sono: festa, divertimento, leggerezza, semplicità, ballo (non come dance ma come condivisione e movimento e liberazione del corpo). A condimento battute, a volte scontate, ironia e cazzeggio come valore.

 

Valutando l'aspetto tecnico il livello del concerto è veramente basso, imprecisioni, qualche balbettio tecnico (quando Lodo cerca di trasmettere una voce da un cellulare), un numero infinito di stonature, una versione piano e voce inascoltabile ed improponibile. Anche dal punto di vista spettacolare, di ciò che succede sul palco, in occasione dello scorso tour avevamo visto forse di più (canotto sul pubblico, performance sul palco). Qui solo alcuni momenti coreografici, quando salgono sul palco delle ragazze con grandi mani finte e quando nel medley, in un'aria da sagra paesana, la band si addobba con colorate capigliature simil “carioche”. Tutto questo approccio, “cazzaro” ed (apparentemente) superficiale fa parte del gioco, anzi è il gioco stesso. Lo Stato Sociale piace anche per questo, è la loro cifra stilistica (o non stilistica), il loro marchio di fabbrica e questo va perseguito, tra l'esserci ed il farci.

 

Però, perché c'è un però, nel valutare ciò che la band bolognese è dal vivo occorre scindere tra la qualità della proposta artistica e la voglia di divertimento, il lato festaiolo dove tutto è concesso, dove tutto è facilmente ed immediatamente fruibile e “macinabile”. E' questo lo spirito ed idea con cui si deve approcciare ad un loro concerto. Se poi si balla sui problemi del mondo a loro va bene così ed al pubblico anche. Insomma non li si può giudicare in un'ottica estetica, stilistica e musicale perché esulano da tutto ciò. Va considerato il fenomeno, il fatto che parlano lo stesso linguaggio del loro pubblico (come tanti altri d'altronde). Un pubblico per certi versi evoluto ma che riesce a scrollarsi di dosso tutte quelle sovrastrutture mentali e formali che hanno segnato, caratterizzato e contraddistinto gli anni e le generazioni dell'impegno. Loro riducono il tutto alla formula della semplicità, del messaggio gioioso e festoso a volte banalizzando a volte ironizzando, a volte con un certo infantilismo e, per loro stessa ammissione, (tanto) paraculismo.

A volte invece danno spessore al loro messaggio che sicuramente è molto attento al sociale ed alla reale realtà. Se non fosse perché si tratta di un concetto, un'idea ed una parola parola fuori dal tempo e lontana dallo stile de Lo Stato Sociale, si direbbero “impegnati”. Impegnati in realtà lo sono: di quell'impegno tipico degli anni '10.

 

A volte sembra una festa di paese o un party di fine settimana dei villaggi turistici. Però con il pubblico, il loro pubblico – per lo più giovane, loro coetaneo anche se ci sono bambini piccoli - alla fine vincono loro, vince il loro spirito di divertimento (evidentemente coinvolgente), il loro cazzeggio sfrenato, la loro comunicazione di temi importanti attraverso stili e paradigmi tutti loro.. Il pubblico li segue passo passo, canzone per canzone, parola per parola. Intercettano il pubblico e lo portano via con sé, abbandonando però la strada del bello e della bellezza. Per un paio d'ore si balla su basi musicali elettroniche (batteria assente) senza però entrare nel mondo della dance (tipo Cosmo per intenderci) ma più con ritornelli e riff facili, acchiappa consensi ed una cassa (elettronica) dritta.

 

Alla fine tante pecche, tanta apparente leggerezza ma anche un .po' di sostanza.... sebbene presentata con scioltezza. E così vincono loro.

 

Ps: Il tastierista/cantante Francesco Draicchio, forse per non essere da meno rispetto a Gianna Nannini o Dave Grhol, è in tour con il gesso al braccio destro.... si limita ad usare la mano sinistra per suonare il suo strumento.

 

 

 

 

 

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