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CANOVA: Sono solo canzonette. Ma piacciono (Recensione Concerto) #Canova #AveteRagioneClubTour

01/02/2018

 

 

 

CANOVA

Avete Ragione Club Tour

31 Gennaio 2018

Alcatraz

Milano

 

Voto: 5

 

di Luca Trambusti

 

I quattro ragazzi milanesi dei Canova (Matteo Mobrici - voce, chitarra elettrica, piano, Fabio Brando - chitarra elettrica, piano, Federico Laidlaw - basso e Gabriele Prina – batteria) stanno vivendo un momento di grazia; in poco più un anno, tra disco e concerti, hanno saputo conquistare il pubblico di tutta Italia. Dopo 113 esibizioni live, nel corso del 2017, hanno aperto l'anno nuovo con un ulteriore gruppo di sei date che ha fatto loro fare un salto di qualità approdando in altrettanti prestigiosi club portando a casa dei sold out. Come all'Alcatraz di Milano, sala concerti che non sempre, anche con nomi blasonati nazionali ed internazionali, capita di vedere così piena. Dunque un trionfo (annunciato) con cui hanno chiuso questa tornata di concerti e forti del loro crescente riscontro e successo (grazie anche a Youtube e la rete in genere) i Canova sono considerati (con un solo disco all'attivo) un po' la “Next Big Thing” del panorama italiano.

 

 

Sicuramente si muovono nell'ambito di un pop anagraficamente connotato, lo dimostra la giovane età del pubblico presente che peraltro in attesa del concerto intona “Caro Amico” di Lucio Dalla diffuso in sala.

 

Gli ingredienti sono quelli tipici del pop con pretese rock: si parte dai Lunapop, si aggiunge Brunori (per l'aspetto vocale, non per i contenuti testuali), si ritrovano i Thegiornalisti, qualcosa di Calcutta, qualche goccia delle Vibrazioni ed una spruzzata di Rino Gaetano (che omaggiano e salutano con la cover di “Mio Fratello è Figlio Unico”), il tutto mixato con energia, freschezza, tanta semplicità ed una dose di banalità. A tutto però va aggiunto una grande vocazione melodica ed una leggerezza di fondo.

 

Sul palco i 4 si dannano, si muovono, si agitano ma la loro proposta resta da canzonetta. Lo schema sonoro è monotono, le strutture delle canzoni ripetibili, prevedibili e sovrapponibili. C'è la forma canzone più tradizionale: strofa, ponte, ritornello, ripetuta enne volte ed il tutto chiuso da un pulito ed innocuo assolo di chitarra, insomma nella miglior tradizione del pop rock italiano. Ma il massimo lo si raggiunge nel ritornello, quando la melodia “esplode” come il pubblico ed allora la canzone diventa corale, da cantare tutti insieme trasformando il concerto in un “esserci”, in un momento di semplice e banale condivisione, del ballo collettivo. Intendiamoci: raggiungere questo scopo è un aspetto fondamentale del concerto, il fatto è come ci si arriva, qui si segue una strada facile, da coretto da cantare tutti insieme inserito in un contesto di semplicità musicale.

 

 

Stessa questione vale per i suoni: la chitarra è “scintillante”, quasi “jangle” molto anni '60 con qualche riminiscenza U2 ma il suono è quello e non cambierà mai durante tutta l'esibizione, così come la tipologia di assolo, non certo aggressivo ma molto calato nel contesto della “direzione musicale” dei Canova, ovvero muoversi tra melodia e chitarra, preferendo la prima.

 

La serata si è sviluppata tra i loro successi, ovviamente cantati a squarciagola ed introdotti da un boato del pubblico, un brano nuovo inedito (la ballata voce, piano e batteria dal titolo “Groupie”) sino a quando il cantante alla chitarra non introduce un brano di Brunori (guarda caso) che poi con la sua chitarra appare sul palco duettando con il cantante. E' una grande festa, un entrata che il pubblico ha apprezzato parecchio. C'è spazio per un altro duetto con la band (Guardia '82) poi tra abbracci (definiti come un momento da domenica in TV) Brunori se ne va lasciando nuovamente la band padrona del palco ma con una sorta di investitura.

 

I Canova anche dal vivo, pur mettendoci tanta energia ed anche spigliatezza, fanno il loro: una musica leggera, senza consistenza, fatta apposta per passare un'ora e mezzo in “leggerezza”. Manca tuttavia sostanza e forza compositiva; un vuoto che nemmeno l'aspetto live (nella sua ripetitività e monotonia) riesce a colmare. Eppure sono amatissimi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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