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SOEN e MADDER MORTEM: prog e alternetive metal al Colony (Recensione Concerto) #Soen #Metal

 

SOEN + MADDER MORTEM

13 Ottobre 2017

Colony

Brescia

Voto 8

 

di Francesco Bommartini

 

La buona musica nell'underground c'è, solo non riusciamo spesso a coglierla. Questo incipit é dedicato ai millennials, cioé ai giovani che, temo, questo pezzo non lo leggeranno. Una disdetta, perché a loro vorrei raccontare il live di venerdi 12 ottobre sera nel circolo Colony di Brescia. A loro che non c'erano, e che non ci sono più e mai, ai live.

 

Vorrei raccontar loro che quella serata sfugge, almeno in parte, alla vuotezza che permea il periodo post social network. L'attenzione del pubblico, drammaticamente calata con l'avvento di tecnologie che potrebbero favorire l'approfondimento, venerdí c'era. La pigrizia e la mancanza di curiosità dilagante é stata annullata dall'abbinata Madder Mortem / Soen.

Non conoscevo nessuno dei due act. Eppure, usando Deezer, corrispettivo del più celebre Spotify, ho ascoltato qualcosa prima di recarmi al concerto. Non mi aveva colpito particolarmente nessuno dei due, forse a causa dell'appiattimento mentale generato dalle nuove tecnologie, e dallo streaming, che fa l'uomo ladro e coglione invece che libero ed approfondito. Sta di fatto che, riascoltando poi sempre su Deezer, ho goduto parecchio. Ma eccoci al live.

 

I Madder Mortem iniziano alle 21,30 e subito vorresti aiutarli a continuare, comprando album e maglietta (ma 20 euro non sono pochissimi, e tanti preferiscono spenderli all'aperi-cena). La loro cantante Agnete M. Kirkevaag vive le musica con l'enfasi che si confâ a chi esisteva quando i file mp3 non avevano ancora sostituito la carnalità del cd e del vinile. Di carne ne ha, ma, alla faccia di chi crede che una donna su un palco valga la pena solo se bellissima, di voce molta di più. E manda affanculo tantissimi colleghi. La sua vocalità adagia su intelaiature a tratti leggiadre, orpellate di arpeggi ed effetti che a volte ricordano una tastiera altrimenti assente, a tratti molto compresse. I musicisti non danno adito a cadute di stile e sorreggono l'unicità che portano in seno con dignità. In particolare BP. M. Kirkevaag conquista con cori all'altezza ed una capacità tecnica che evidenzia anche nei bei soli, mai speed bensì evocativi. Suonano brani estratti dall'ormai ventennale attivitá con sicurezza. Colpiscono molto quelli estratti dall'ultimo “Red in Tooth and Claw”, in particolare l'energica e frammentata “Fallow Season”, l'inizio dolce di “All the Giants are Dead” e l'eterea “Returning to the End of the World”, in cui non dimenticano comunque l'amore per un metal nel cui riffing risiede il gelo della loro terra, la Norvegia. La vocalitá é particolare, piena di sfumature, una vera sorpresa. Loro hanno apprezzato l'accoglienza del centinaio di persone accorse a Brescia. Inutile spiegare che, fino a 5 anni fa, il pubblico sarebbe stato quantomeno il doppio. C'è però da dire che questo tour è passato, nei due giorni precedenti, da Bologna e Roma. Parlando con i membri della band dopo il concerto si scopre, senza sorpresa, che nonostante la grande dote artistica non vivono di musica neppure nella loro terra. La loro ultima calata italica risaliva al 2003.
 

 

I Soen non sono da meno e mostrano subito sicurezza. Il loro cantante, Joel Ekelöf, pelata in vista e vestiti sobri, sembra quasi un impiegato di banca. La regolarità e professionalità dell'aspetto si ripercuote anche sulla voce, calibrata al millimetro. Evocativo, ricorda molto la voce di Gianmaria Carneri egli Aneurysm, band veronese che non ha avuto il riscontro che si aspettava ma di cui restano gli ottimi dischi. Nonostante sia molto meno spettacolare della cantante precedente, che durante il live muoveva mani e corpo sinuosamente, riesce comunque ad accentrare attenzione. Questo nonostante alla batteria sieda Martin Lopez, che ha suonato negli Opeth per 10 anni, fino a “Ghost Reveries”. Seduto nelle retrovie si fa sentire, più che vedere, ed é un piacere. La bravura si riconosce ad occhi chiusi. Completano la formazione le tre asce, ben assortite. La maggior parte dei brani proposti hanno interessato l'ultimo album. Tra le tracce estratte da “Lykarian” ci sono “Secretarian”, “Sister”, “Opal”, “Jinn” e “Lucidity”, a chiudere definitivamente la serata nei bis. Più intricati rispetto agli opener, i Soen mettono in opera un progressive comunque avvicinabile, in cui il riffing s’ispessisce spesso, ricordando anche qualche band crossover. Quattro i brani estratti dal secondo “Tellurian”, tre dall'esordio, per un live convincente. Anche al Colony i Soen hanno registrato lo show per un dvd di prossima pubblicazione.

 

 

 

 

 

 

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