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IACAMPO: Un live elegantemente avvolgente (Recensione Concerto) #Iacampo #Flores #SerraglioMilano

12/01/2017

 

IACAMPO

11 Gennaio 2017

Serraglio – Milano

Voto: 8

di Luca Trambusti

 

Il veneto Marco Iacampo è uno dei nuovi protagonisti della canzone d'autore; amato dalla critica e sempre più all'attenzione del pubblico. Il suo nome è rimbalzato più volte a fine estate durante il percorso di votazione per il vincitore delle Targhe Tenco (assegnate da una giuria di esperti musicali ed organizzata dal Premio Tenco). Era in lizza per due categorie: miglior album dell'anno (con “Flores”) e miglior canzone (Il Pittore Elementare), con quest'ultima ha fatto parte della “cinquina finale” dei possibili vincitori. Archiviato il Tenco Iacampo continua a presentare l'ultimo album e tutta la sua musica in una serie di concerti, che richiamano un pubblico crescente e sopratutto molto attento ed appassionato.

 

Quello che è andato in scena sul palco del Serraglio di Milano (sempre sia lodato questo locale) è uno spettacolo molto avvolgente, di grande eleganza e sostanza. Uno spettacolo sostanzialmente minimale ma che, sopratutto nella sua parte musicale, cattura l'attenzione.

 

 

Iacampo torna a Milano ma questa volta lo fa in compagnia di una band, per quanto particolare nella strumentazione ma assolutamente funzionale alla filosofia ed all'essenza del suo live. Dopo un paio di brani voce e chitarra (di cui il primo inedito) il palco si riempie con altri tre musicisti: Sergio Marchesini alla fisarmonica, Filippo Zonta alle percussioni, e Enrico Milani al violoncello. Un quartetto (ripeto particolare) che cesella musiche ed atmosfere.

 

Le canzoni scorrono benissimo, diverse tra loro, molto spesso accompagnate da lunghe sezioni strumentali con una grande alternanza di volumi che, pur senza essere mai esagerati, accompagnano i diversi stati d'animo e mentali in cui ti portano le canzoni. C'è poesia, c'è divertimento, c'è il disegno di un mondo che Iacampo, accompagnato dai suoi musicisti, svolge agli occhi ed orecchie degli ascoltatori. Le canzoni sono introdotte da una breve spiegazione di Marco a volte anche divertita e divertente. Il suono è di grande eleganza e per niente scontato, l'uso della batteria è particolare, non spinge mai ma crea una base ritmica e sonora completa e spesso viene sostituita dalle percussioni. Violoncello e fisarmonica nel loro ruolo ritmico e solista creano tappeti sonori su cui si appoggia la chitarra (rigorosamente acustica) e su cui si sviluppano le canzoni (o anche, come in un caso, brani strumentali). C'è molta canzone d'autore ovviamente che si sporca però di Africa e di suoni del mondo.

 

In scaletta non mancano i “successi” di Iacampo “Palafitte” e “Il Pittore Elementare” sono accompagnate dal pubblico e nei bis addirittura recupera “Il Testamento del Capitano”, vecchia canzone alpina (genere che Iacampo definisce come il nostro blues).

 

Tutto è molto intimo, raccolto; volutamente raccolto. Sono quelle occasioni in cui la musica nella sua essenza e sostanza è la protagonista assoluta, quelle occasioni che riconciliano con le sette note, occasioni che ti portano a vivere una serata intima, pacata, passata ad ASCOLTARE e non solo SENTIRE della musica. Niente è (volutamente) sfarzoso (anzi) ma tutto è essenziale, suadente ed avvolgente. Per una fredda serata come quella milanese il concerto è stata una sciarpa di cachemire, apparentemente leggera ma in realtà morbida e calda.

 

Gli unici aspetti negativi dell'esibizione (peraltro preceduta dal set acustico di Verner) sono alcuni tempi morti tra un brano e l'altro, introduzioni parlate di canzoni a volte prive di ritmo o “distratte” da altri eventi come accordatura di chitarra. “Vuoti” che fanno calare la tensione che però viene recuperata con facilità.

Per quanto lo spettacolo sia intimo e minimale una miglior illuminazione gioverebbe. Non è questione d'impianto ma del suo uso: lo stesso Iacampo ha chiesto durante i bis, in un momento di chiarore, di abbassare le luci. Ora ad un concerto (e di questo tipo in particolare) si va per ascoltare ma anche per vedere e così il protagonista nell'ombra non è un “bel vedere”. Tra la “piena luce” e la “piena ombra” ci possono essere mille sfumature così come diverso può essere l'uso stesso delle tipologie di luci.

 

Comunque se appassionati di canzone d'autore è un concerto da non perdere.

 

 

 

 

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